TeleSpazzaturaNorba

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Al peggio, ahinoi, non c’è mai fine
L’ultima produzione di un’emittente dai tanti perchè

di Claudio Cimaglia

Che la televisione pubblica stia toccando un livello di banalità, inutilità e talvolta disgusto, davvero molto basso, non credo sia un’osservazione solo mia.
Il fatto che per poter vedere una televisione di qualità sia ormai fondamentale installarsi un’antenna parabolica e abbonarsi a Tv private pare sia, mio malgrado, una necessità.
Francamente credevo che il limite lo avessimo raggiunto con i vari “Grande fratello”, “Isola dei famosi”, “La pupa e il secchione” ma, come dice un vecchio adagio, “non c’è mai fine al peggio”. Se non altro i programmi succitati, e i loro simili, non pretendono di avere un fine culturale o qualcosa che gli assomigli; essi riflettono i gusti e le tendenze di una nazione che pare stia dimenticando il proprio prestigio culturale e letterario, per omologarsi al qualunquismo e al “famoso a tutti i costi”. Se è vero che è la domanda a dettare l’offerta, queste trasmissioni hanno, ahimè, motivo di esistere. Volendola dire secondo un altro saggio adagio, “siamo quello che facciamo”.
Più volte mi è capitato di guardar la pubblicità di quel nuovo programma su Telenorba 8, “U’ Tub” , condotto dal duo Pio e Amedeo, e una sera, mentre vagavo disperato in cerca di un programma interessante facendo zapping, come credo facciano quasi tutti, mi è successo di riuscire a vederlo.
Un ragazzo – Pio credo – che fingeva di non riuscire ad intervistare una persona per strada, sostituito poi dal socio, ancora più “inetto”, ha subito catturato la mia attenzione.
Ho pensato che i due volessero fare il verso a quei giornalisti che non sono poi così brillanti nell’intervistare e, da addetto ai lavori, ho sorriso bonariamente per quel pizzico di auto-ironia che non dovrebbe mancare a nessuno. Quindi ho continuato a seguire il programma.
Nel servizio successivo i simpatici Pio ed Amedeo erano intenti nel citofonare a persone a caso semplicemente per dire loro che il Presidente della Regione Puglia guadagna al mese una certa somma – sicuramente eccessiva – così come i Consiglieri Regionali.
Ovviamente la risposta più gettonata è stata “e quindi? Io che devo fare?” e di rimando i conduttori dicevano “niente signora, è giusto per dirglielo. Mi raccomando, faccia girare la voce” per poi andar via, al citofono successivo.
Gli ideatori del programma definisco “U’Tub” come “Un vero e proprio esperimento televisivo … un programma comico che fa dell’irriverenza e della ‘nuova comicità’ la prima chiave di lettura”.
Onestamente, di “comicità” ne ho vista davvero poca, di “nuovo” poi…ancora meno. Mi chiedo, a questo punto, quale sia il reale scopo di questa trasmissione.
Una finalità sociale? Non mi sembra, considerando che di “educativo” non ci vedo nulla. Andare in giro a canzonare gente che non vanta una grande proprietà di linguaggio o di particolare spessore culturale, non credo che si possa definire “comico”. Politico? Ancora meno; per denunciare gli spropositati guadagni dei politici ci sono spazi decisamente più adeguati, oltre al fatto che, anche in tal senso, di “nuovo” e di “comico”, non vi è nemmeno l’ombra.
Ovviamente mi si potrà rispondere che se un programma non piace, non è d’obbligo seguirlo. Su questo non ci piove. Ma ciò che mi preme è di riuscire a capire dove, regista e ideatori, vogliano andare a parare? Cosa si vuol dimostrare? Di cosa si dovrebbe ridere seguendo “U’Tub”? Quale faccia della Puglia – visto che il programma è trasmesso in tutta la regione – si vuole mostrare?
Che si tratti di un altro esempio di Tv spazzatura o di tappo per coprire 12 minuti nel palinsesto di Telenorba?
Resta il fatto però, che nemmeno le Tv locali riescono a offrire un adeguato intrattenimento senza scadere nel ridicolo.
È allora vero che “si stava meglio quando stavamo peggio”.

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